Due invasioni a confronto

Oggi provo a confrontare due invasioni: l’odierna, terribile, dei russi in Ucraina, e quella israeliana del giugno 1967 che ha portato all’occupazione dei Territori palestinesi. Lontana nel tempo, ma più che mai presente nelle sue angoscianti conseguenze.

Le ragioni dei due conflitti

Sono molto diverse. L’invasione russa dell’Ucraina non è stata provocata se non dal timore russo di trovarsi ai confini un grande paese simpatizzante con i valori democratici dell’Occidente. Più della minaccia militare, molti osservatori sottolineano infatti come il dittatore russo tema soprattutto il contagio della democrazia nel suo paese, democrazia che rischierebbe di detronizzare la sua persona e togliere potere e privilegi ai suoi amici oligarchi. Lo stesso Putin considera la democrazia, sono parole sue, inadatta al popolo slavo. Anche gli Ucraini sembra abbiamo una qualche responsabilità, sia pure minore e certo non giustificante la barbarie a cui stiamo assistendo. Mi riferisco alla scarsa attenzione alla legittima aspirazione ad una qualche forma di autonomia, se non di indipendenza, della propria popolazione russofona del Donbass. Ma confesso di non avere approfondito a sufficienza questo particolare argomento.

L’occupazione israeliana dei territori palestinesi del 1967 ha ragioni più complesse e in parte comprensibili. Basti ricordare la dichiarazione della neonata Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) – maggio 1964 – sulla nullità della risoluzione 181 dell’ONU riguardante la spartizione della Palestina in due Stati liberi e indipendenti e sul diritto all’esistenza stessa dello Stato di Israele.

Le conseguenze

Vittime e profughi

La guerra in Ucraina è in pieno svolgimento. Impossibile prevederne le conseguenze ultime. Il resoconto delle vittime, che si accresce di ora in ora, è al momento un’arma nelle mani delle reciproche propagande. Del resto, nell’infuriare della battaglia, la loro conta è impossibile: corpi sotto le macerie, volti sfigurati, membra scagliate lontano. Milioni di persone in fuga verso un domani incerto e colmo di dolore.

L’occupazione israeliana dei territori palestinesi nella guerra del 1967 ha causato circa 300.000 profughi, che si sono aggiunti agli oltre 400.000 scappati durante la guerra del 1948-49. Non ho trovato fonti attendibili riguardanti le vittime dirette della guerra dei sei giorni. Negli anni 1987-1993, durante la prima Intifada, sono morti 1,258 Palestinesi e 150 Israeliani. Il Centro di Informazione israeliano per i Diritti Umani nei Territori occupati, riferisce che dal 2000 ad oggi, il totale dei morti palestinesi uccisi dagli israeliani è stato di 10.242, mentre quello degli Israeliani uccisi dai Palestinesi è stato di 1.2811.

Le reazioni della comunità internazionale

L’invasione dell’Ucraina ha determinato una reazione coesa e immediata dell’Occidente a favore del paese aggredito. Una reazione che si sta concretizzando con l’invio di armi agli ucraini e, soprattutto, con massicce sanzioni finanziarie, economiche e commerciali nei confronti della Russia, mai attuate in precedenza. L’ONU ha condannato l’invasore e l’Occidente ha aperto le sue frontiere in una gara di solidarietà umanitaria verso i milioni di rifugiati ucraini.

La risposta internazionale all’occupazione israeliana dei territori palestinesi è stata decisamente più lenta, e assai più tiepida. 

In verità, le condanne della comunità internazionale sono state numerose quanto inefficaci. Al Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno quasi sempre incontrato il veto degli Stati Uniti. Quelle dell’Assemblea Generale, per loro natura solo simboliche, in quanto prive di conseguenze sul campo. Sono state tutte respinte da Israele, spesso con la solita accusa di essere state motivate dall’antisemitismo. Di seguito un parziale elenco:

  • Risoluzione 242 (1967): afferma che l’occupazione israeliana della Palestina è illegale;
  • Risoluzione 252 (1968): dichiara nulli gli atti di Israele volti a unificare Gerusalemme come capitale ebraica;
  • Risoluzione 3236 (1974): sancisce i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina all’autodeterminazione senza interferenze esterne, all’indipendenza e alla sovranità nazionale;
  • Risoluzione 446 (1979): stabilisce che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo per la pace e chiede a Israele di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
  • Risoluzione 605 (1987): deplora vivamente le politiche e le prassi israeliane che negano i diritti umani dei palestinesi;
  • risoluzione 904 (1994): Condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte di coloni;
  • Risoluzione 1397 (2002): afferma una visione di una regione in cui due Stati, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco all’interno di frontiere sicure e riconosciute;
  • Risoluzione ES-10/15 (2004): dichiara che il muro costruito all’interno dei territori occupati è contrario al diritto internazionale e chiede a Israele di demolirlo;
  • La risoluzione 2334 (2016), adottata con 14 voti a favore su 15, chiede ad Israele di porre fine alla sua politica di insediamenti nei territori palestinesi dal 1967, inclusa Gerusalemme Est, e ribadisce che non riconoscerà alcuna modifica dei confini del 1967, se non quelle concordate dalle parti con i negoziati. A sorpresa gli Stati Uniti d’America guidati dal presidente Barack Obama, si sono astenuti non facendo ricorso al loro potere di veto.

Israele non ha mai subito sanzioni governative degne di nota. Ogni anno, da anni, anche il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, che ha sede a Ginevra, è stato prodigo di condanne ad Israele. Anche queste risoluzioni di condanna non hanno portato a cambiamenti della politica israeliana.

Dal luglio 2005, 171 organizzazioni non governative hanno avviato una campagna di boicottaggio, disinvestimento, e sanzioni (BDS) a sostegno della causa palestinese. Ad essa hanno aderito numerose organizzazioni internazionali, comprese alcune ebraiche, quali l’americana Jewish Voice for Peace e l’italiana Rete Ebrei contro l’occupazione.

Per una serie di ragioni che non approfondisco, anche questi boicottaggi hanno inciso poco o niente sull’economia e sulla politica israeliana.

Due pesi e due misure

Abbiamo visto come I territori occupati da Israele nella guerra del 1967 sono considerati dalla legge internazionale come territori occupati. Ne deriva che, secondo l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, quando Israele, come potenza occupante, attacca i palestinesi e ne minaccia le vite e le proprietà, dà loro il diritto di difendersi.

L’atteggiamento della comunità internazionale verso le due aggressioni (russa e israeliana) appare senz’altro sbilanciato. Si leva pertanto inevitabile e comprensibile la denuncia di questi giorni dei leader palestinesi alla comunità internazionale per l’immediata e concreta solidarietà dimostrata per la causa ucraina a confronto con l’indifferenza verso quella palestinese. Solidarietà tacciata come ipocrita e razzista in quanto dovuta al colore della pelle, alla religione e alla razza2.

Mohammed Rafik Mhawesh, scrittore e giornalista palestinese, scrive in proposito3: “In verità, nell’ultima settimana, i social media si sono riempite di storie sull’eroismo e resistenza degli Ucraini […]. Se queste storie avessero avuto luogo in Palestina, non sarebbero certamente percepite come atti di eroismo, ma condannati come terrorismo”. Come dargli torto?

Più in generale, con lo sguardo del medico, mi pongo una domanda ingenua: la guerra è una malattia umana oppure la sua normalità? “È sorprendente come tra i Dieci Comandamenti, scolpiti con cura e divina ponderazione su tavole di pietra, il Signore si sia dimenticato di vietare la guerra. A pensarci meglio non sarebbe stato difficile trovarne uno da sostituire. È vero che non manca il divieto di uccidere, ma le uccisioni di massa sono sempre sembrate all’uomo meno riprovevoli e spesso anche occasioni di gloria. Se Dio la pensava diversamente, in quelle solenni consegne a Mosè valeva la pena precisarlo”4.

11/3/2022 – La Knesset passa una legge che nega la cittadinanza israeliana ai Palestinesi che abitano nei Territori occupati sposati a cittadini israeliani. La legge costringe migliaia di famiglie Palestinesi ad emigrare o a vivere separate.

La ministra degli Interni israeliana Ayelet Shaked

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  1. B’tselem: Fatalities – All data
  2. Khaled Abu Toameh: The Jerusalem Post – March 5, 2022
  3. Mohammed Rafik Mhawesh – Al Jazeera – 6 Mar 2022
  4. Nathan Levi. – La cinese di Maputo, romanzo edito da Tresogni, 2014. Pag. 7  

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cristiana vittoria
cristiana vittoria
1 anno fa

A quello che hai evidenziato, vorrei aggiungere due altre differenze sostanziali: Gli Israeliani non hanno mai minacciato con dichiarazioni di guerra internazionali, chi avesse aiutato i Palestinesi. I Palestinesi non hanno mai chiesto a forze esterne di associarsi al loro disastro, come nel caso di questa guerra, pur sapendo che tali richieste equivarrebbero ad una terza guerra mondiale. Il tutto in questa guerra sembra indicare un disegno che poco ha a che fare con le ragioni del tutto legittime del popolo ucraino. Tra Israeliani e Palestinesi questo disegno non è mai stato così pressante. Se non la condiscendenza dell’Occidente nei confronti di Israele.

luisa
luisa
1 anno fa

E’ proprio cosi, due pesi e due misure ma Israele è alleata occidentale, e i palestinesi ne pagano il prezzo, costretti a vivere sotto occupazione israeliana e in un sistema di apartheid.
Putin va fermato, e gli occidentali dovrebbero cambiare politiche, aiutare la pace e non la guerra, rispettare e far rispettasre il diritto internazionale . Grazie

Rita Cirillo
Rita Cirillo
1 anno fa

Condivido pienamente l’analisi che hai riportato ma certamente la situazione attuale in Ucraina sfugge alle consuete linee interpretative. Io trovo del tutto errata la politica italiana di invio di armi , altri paesi europei non l’hanno condivisa e a ragione. Non trovo giustificazioni ad un rischio di guerra mondiale tra potenze che dispongono di armi nucleari. Non voglio attribuire colpe o responsabilità, ma condanna la folle idea di mettere da parte le trattative e la negoziazione di fronte ai cambiamenti epocali degli anni passati. La caduta di un governo o di un presidente eletto è da attribuire al suo popolo e non alle manovre dei servizi segreti, come avviene da troppi anni purtroppo. In guerra soffre il popolo e muoiono tanti innocenti. Io condivido sempre le bellissime parole di Brecht che fu tra i tedeschi perseguitati e costretti a lasciare il suo paese per il nazismo al potere. “Lo confesso:io/non ho nessuna speranza. /I ciechi parlano di una via d’uscita. Io/ci vedo. / Quando gli errori sono esauriti/siede come ultimo compagno/di fronte a noi il nulla. “

Cristiana Carini
Cristiana Carini
Rispondi a - Reply to  Nathan Levi
18 giorni fa

Io concordo con la signora Cirillo . Mi sembra che in questa guerra si sia preso troppo poco in considerazione il ruolo subdolo degli Stati Uniti , che questa guerra hanno fomentato ben prima dell’attacco russo. Sarà anche caduto il muro di Berlino ma non si è mai spento il desiderio della siddetta democrazia occidentale di circondare e, possibilmente, annientare il vecchio nemico.. Nemico che indubbiamente a me non è mai piaciuto nè ai tempi dell’URS ed ancor meno nel lungo periodo Putiniano . Ma visto che la guerra purtroppo coinvolge solo il povero popolo di ambedue i contendenti , a chi giova fare in modo che oltre ai miliardi si consumino anche gli uomini e le popolazioni sapendo che esiste un divario incolmabile di potenza umana fra i due contendenti? Avrei capito l’aiuto in armi, soldi ed accoglienza
se contemporaneamente all’iniziale difesa dei diritti Ucraini la misera Europa avesse cercato da subito vie diplomatiche , ma questo non solo non è successo ma addirittura neanche tentato. Poi anche se non è giusto parlare di chi è in disgrazia , ma vogliamo dare uno sguardo a che tipo di democrazia guarda l’Ucraina? Risulta essere uno dei paesi più corrotti, in cui il traffico di armi sembra essere una delle prime fonti di benessere per pochi ( ricordo per questo la caduta dell’aereo ucraino in Serbia trasportante appunto armi ) anche in Ucraina l’esistenza di oligarchi che sostengono il presidente di turno è fortemente in auge. A quale democrazia si tende se il premier può tranquillamente mandare a casa tutta una parte del parlamento dell’opposizione? Forse lo stesso stereotipo cui sommessamente si tende anche da noi ? Per il momento vedo solo due cose che vengono da questa sciagurata guerra , un’europa sempre più indebolita e spaccata , con danni economici enormi , con una rincorsa agli armamenti , tralasciando sanità istruzione e ricerca, con indebitamento crescente . Aggiungici un “vicino di casa” sempre più ostile e incontenibile a meno di una terza guerra mondiale. Chi ci ha guadagnato? L’America sempre più in affanno per mantenere la sua supremazia nel mondo . per quanto riguarda Israele e l’insana guerra che lì si consuma . ribalta , come giustamente dici, la situazione . A chi vuoi che interessi se non a parole il destino del disgraziatissimo popolo Palestinese , da cui le risposte timide e balbuzienti dell’occidente cui fa molto più comodo avere un paladino ,come lo stato di Israele , a guardia del vasto territorio musulmano del medio Oriente . Questa secondo me è la politica destruente che pervade l’occidente democratico.

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