Carneficina giorno 12

Carneficina tra israeliani e palestinesi

Quanto durerà questa carneficina? Quanta sofferenza ancora? Ci sono momenti e luoghi in cui le voci invocanti la pace suonano fortemente stonate. Oggi accade in Israele. Assomigliano al canto di un usignolo in mezzo alle urla di un branco di iene in lotta per la carcassa. Di carcasse, ancora una volta e peggio di sempre, Israele e Gaza sono stracolme. Ed è solo l’inizio. Carcasse umane sbranate dal fanatismo feroce che sgorga insaziabile dal magma della nostra psiche profonda. Ancora una volta è evidente lo squilibrio insanabile tra le nostre pulsioni di morte verso il diverso e il silenzio della ragione. Non sono bastati millenni di civiltà. Siamo rimasti alla mercè del nostro tribalismo delle origini, e non c’è speranza. Ciascuna parte invoca le ragioni della propria tribù, sorda e cieca a quelle degli altri. E dilaniati da razzi e bombe ci vuole certo un medico forense per etichettare la carne bruciacchiata, le ossa frammentate e i brandelli di cervello nella giusta casella di appartenenza nazionale e religiosa.

Questa volta il colpevole è Hamas. È evidente. Hamas è la quintessenza del fanatismo palestinese. È la gramigna cresciuta certo sul terreno rigoglioso della miseria, dell’isolamento, della desolazione senza speranza del luogo in cui è toccato ai suoi adepti nascere e vivere. Ma, sia chiaro, la ferocia criminale manifestata da Hamas sabato 7 ottobre lo rende direttamente responsabile delle sofferenze dei loro confratelli di Gaza. 

In Israele, mai come ora, fiorisce l’integralismo religioso di due mila anni di isolamento e persecuzione. Ci ha permesso certo di mantenere il retaggio dei nostri avi, ci ha protetto dall’assimilazione, ci ha ‘conservato’. Il popolo ebraico gli deve molto. Ma Israele è nato dalla spinta laica volta a proteggere il popolo ebraico dal fanatismo antisemita, alla rinascita della propria nazione in cui la dittatura del più forte non possa prevalere ed opprimere, in cui difendere con operosità, ingegnosità ed anche con le armi la propria esistenza. Entrambi i popoli della Palestina, e le potenze che li hanno sponsorizzati, hanno commesso errori imperdonabili che hanno ostacolato qualsiasi compromesso volto alla ricerca di una giusta pace. La pace non è la condizione naturale dell’uomo. È una conquista che si porta avanti con impegno, fatica, rinuncia, tutte risorse disponibili solo se illuminate dalla nostra componente razionale. Tra israeliani e palestinesi il buio è più fitto che mai.

Ma nell’attuale situazione è possibile immaginare un’ipotesi di riconciliazione? In un coinvolgente articolo di pochi giorni fa su Repubblica il grande scrittore israeliano David Grossman scrive: “[…] due popoli snaturati da una guerra senza fine […]. Dovranno passare molti anni, anni senza guerre, prima che si possa pensare a una riconciliazione, una guarigione”. Opprimente e facile da condividere. Ma se comparisse sulla Terra un Dio unico, buono e giusto di tutti i viventi e non solo, mi piace pensare che procederebbe in primis salvando gli ostaggi di Hamas e risparmiando quanto possibile i civili israeliani e palestinesi. Poi taglierebbe il male alla radice decapitando il vertice di Hamas e disperdendo i suoi miliziani e obbligherebbe i coloni israeliani a ritirarsi dalla Cisgiordania. Mettendosi a capotavola, riunirebbe i rappresentanti dei due nemici obbligandoli alla discussione fino al raggiungimento dell’unica soluzione possibile: la creazione dello Stato della Palestina accanto ed in pace con Israele. Fantasie… per non soccombere all’orrore devastante di oggi.

Mi unisco a Grossman che scrive: “Anche nella malvagità c’è un limite”.

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Ugo Mariano
Ugo Mariano
4 mesi fa

Carissimo “Amico” col Tuo permesso pubblicherei questa saggia riflessione sul mio giornale (e naturalmente te lo giro)
Un abbraccio.

Cristiana Carini
Cristiana Carini
4 mesi fa

Caro Nathan , leggerti per me è sempre una emozione per l’affetto amicale che ci unisce da anni. Ma in questi giorni soffro veramente per la situazione che si è venuta a creare per un odio cieco ancestrale che Hamas ha riversato su inermi. Per anni ho riconosciuto gli errori tragici che hanno reso la convivenza impossibile, e di questo accuso anche l’indifferenza dell’occidente. Per troppi anni si è nascosta la polvere sotto il tappeto. Adesso io purtroppo vedo solo odio e rivalsa di nuovo contro inermi alla ricerca degli aggressori. Io non riesco a distinguere le sofferenze che in troppe parti del mondo vengono imposte ai bambini. Questo mondo non può appartenerci. Io vedo intorno a noi solo odio solo odio, che si sta propagandando. Si Grossman ha ragione anche alla malvagità deve esserci un limite che con dolore non riesco a vedere. Mi sento vicina a chi soffre al tuo popolo ed a tutti gli altri che nel mondo conoscono solo fame e guerra. Un abbraccio

Gloria Giusberti
Gloria Giusberti
4 mesi fa

Sono convinta anch’io che la pace è una conquista che non si improvvisa e che ha sempre bisogno di essere sostenuta. Operatori di pace possono essere solo coloro che credono nella dignità dell’ uomo, di qualsiasi appartenenza. Troppe parole spese a fianco di questo o di quel popolo,hanno contribuito ad esasperare le situazioni di conflitto esistenti da ambo le parti.

Roberto
Roberto
3 mesi fa

Caro Nathan,
ho letto con attenzione il tuo articolo e non posso che essere in gran parte d’accordo con te e con Grossman. Dico in gran parte e non del tutto, perché ho l’impressione che, almeno per quanto riguarda gli israeliani (dei palestinesi so poco), forse non tutti sono colti da quella furia animalesca che molto bene descrivi. Mi pareva che l’opinione pubblica israeliana fosse fortemente divisa nei confronti della politica aggressiva di Netanyahu.
Non mi rassegno a credere che una soluzione così ovvia come due Stati per due Popoli non possa alla fine non essere realizzata. Certo, questa realizzazione non è facile; certo, all’inizio i due Stati saranno spesso in polemica tra di loro; certo, ci vorrà molto tempo prima che i loro rapporti si normalizzino. Ma se non si parte da questo punto le tragedie piccole e grandi, di massa o individuali non finiranno.
So, per esperianza personale, quanto il fanatismo religioso (oggi islamiico, ieri cristiano) sia difficile da sradicare e quanto possa invece essere contagioso. Però so anche che una volta, prima che si soffiasse sul fuoco, in Palestina plestinesi arabi e palestinesi ebrei vivevano in pace; almeno me l’hanno raccontata così e spero sia vero.
So per certo che così è già avvenuto nella nostra “civilissima ” Europa: in Bosnia ortodossi, cattolici e mussulmani hanno convissuto per secoli senza problemi. Poi qualche decina di hanni fa è successo il finimondo (ricordiamo il massacro di Srebrenica) ma poi hanno trovato un modus vivendi.Tu sai che io sono ottimista e non riesco a non sperare che ciò annenga anche in Palestina.
Un abbraccio
Roberto

Stelio
Stelio
1 mese fa

Pensieri profondi ma penso che Hamas sia il frutto avvelenato generato da un “albero”malato. No a chi è più colpevole, un’inutile bisticcio……i migliori cercano la Pace !

Stelio
Stelio
Rispondi a - Reply to  Nathan Levi
1 mese fa

Si, ma non sono in grado di capire quanto incida questa componente “religiosa” nella vita sociale e politica.del vostro Paese
senza dimenticare la colonizzazione delle alture che mi sembra un pesante vulnus. Grazie

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