Sofferenza

Nel conflitto israelo-palestinese, parteggio, lo sapete, per il popolo palestinese. Non soltanto per la convinzione che anche i palestinesi abbiamo maturato il diritto ad avere un loro Stato indipendente – in pace, certo, con Israele – ma anche e soprattutto per la loro quotidiana sofferenza.

Già dai tempi giovanili, sono portato a simpatizzare per i più deboli, per gli sfigati della terra, umani o animali che siano. Credo di aver fatto il pediatra anche per questo.

Ci vorrebbe un Einstein dell’anima per ‘pesare’ le sofferenze della vita rispetto alle gioie. Ognuno può parlare solo per sé, ma, stando alla storia e guardandomi attorno, ho l’impressione che la sofferenza esca di gran lunga vincitrice. Non è un pessimismo da stato depressivo, ma un sereno pessimismo della ragione.

Il pensiero del Buddha si sviluppa dalla constatazione che la vita è dolore. Difficile contraddirlo. Come rimedio, il grande saggio ha indicato un percorso individuale, basato sui comportamenti e sulla meditazione, atto a raggiungere la consapevolezza e la pace interiore. Un percorso arduo, inaccessibile alla maggior dei suoi seguaci. Basti pensare all’attuale sofferenza del popolo del Myanmar, paese buddhista per eccellenza.

Sappiamo tutti che la vita, di per sé, è scandita da eventi obbligati che apportano sofferenza fisica o psichica con cui tutti, chi più chi meno, dobbiamo confrontarci.

La nascita stessa è un trauma, dopo i nove mesi beati in cui siamo nutriti e cullati nel calore dell’utero al battito rassicurante del cuore materno. La sorte è capace di privarci delle spensieratezze di infanzia e giovinezza, se ci capita di nascere e vivere nell’indigenza, emarginati per il colore della pelle, vaganti da luogo a luogo in fuga dalla guerra e dalla fame, sommersi dall’ignoranza o in balia di genitori inadeguati.

E poi, la lotta per l’autosufficienza economica, il lavoro spesso estenuante, la competizione, le aspirazioni frustrate, le perdite materiali e affettive, le pene dell’amore, le pandemie e la furia devastante degli eventi atmosferici. Per renderci conto che tutto è così inafferrabile e provvisorio, tutto è così impermanente.  Gli anni passano veloci, arrivano la decadenza della vecchiaia, le malattie, il rapido approssimarsi del mistero della morte.

Impauriti dalla nostra fragilità di fronte all’immensità imprevedibile che ci circonda, molti si rifugiano nella consolazione della fede religiosa. Ma la nostra sostanziale pochezza ha da sempre scatenato le religioni una contro l’altra, facendone la causa prima delle guerre ed aggiungendo sofferenza a sofferenza. Dio, in cui tanti credono, appare impotente: non protegge le Sue creature né, di conseguenza, il Suo nome. Il grande scrittore ebreo Isaac B. Singer fa pensare a un suo personaggio: “Se un Dio misericordioso esisteva nella gerarchia celestiale, allora si trattava soltanto di una piccola divinità impotente, una sorta di ebreo celestiale tra i nazisti celestiali“1.

Possiamo noi porre rimedio, anche solo una pezza, alla sofferenza?

Difficile essere ottimisti, tanto più in questi giorni, quando il delirio di onnipotenza di un uomo sta spargendo tanto dolore al popolo ucraino.

Ci siamo dati codici di convivenza che dovrebbero perlomeno lenire la sofferenza del vivere, lasciando più spazio alle gioie che pur ci sono. Ma troppo spesso queste regole non sono seguite o si rivelano del tutto insufficienti. E la sofferenza che causiamo agli animali? Ancora con Singer: “Già da qualche tempo, ormai, stava pensando di diventare vegetariano. Ad ogni occasione, faceva rilevare che quanto i nazisti avevano fatto agli ebrei, l’uomo lo stava facendo agli animali […]. Perché un Dio compassionevole avrebbe dovuto gradire un simile sacrificio?“ 1.

Ama il prossimo tuo come te stesso è di certo una nobile esortazione. Molto difficile da attuarsi perché cozza contro la nostra natura profondamente egocentrica. E se ci accontentassimo di ‘non causare ad altri la sofferenza che non vorremmo patire‘? Può sembrare un invito molto simile, ed anch’esso naïve, ma, a ben pensare, potrebbe essere maggiormente alla nostra portata. Forse sto semplificando, ma a me sembra che questo unico ‘comandamento’ possa da solo riassumere le regole di comportamento che ci siamo dati e che ci è tanto difficile seguire. Un’unica norma, intuitiva e condivisibile, che abbraccia la miriade di precetti religiosi e le disposizioni laiche che puntano a migliorare la nostra convivenza. O mi sbaglio?

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  1. Isaac Bashevis SingerNemici. Una storia d’amore – Adelphi, 2018

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cristiana vittoria
cristiana vittoria
2 anni fa

quanto mai opportuno in questi giorni di guerra, che il popolo palestinese ed israeliano conoscono sin troppo bene . Anche io come te tendo a parteggiare per il debole. Ho notato che tra le sofferenze tra le più inaccettabili, almeno per me, lavorando come sai con i bambini non hai citato quella che abbiamo entrambe conosciuto. La sofferenza di una creatura appena nata o perchè ha avuto troppa fretta di allontanarsi dal luogo tiepido e sicuro del grembo materno , o perchè una malattia cieca li ha colpti , da poco affacciati alla vita. Dramma e sofferenza che invade in maniera contronatura chi lo ha messo in questo mondo impietoso. Da questo giungo alle tue considerazioni sulla religione che condivido. Grazie comunque sempre dei tuoi contributi. Oggi del Nathan razionale.

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