Olocausto e nascita di Israele

Yad Vashem – Il Museo dell’Olocausto a Gerusalemme

Oggi si celebra la Giornata della Memoria delle vittime dell’’Olocausto, la massima espressione di ferocia che la storia registri.

Nasce spontanea la domanda: lo Stato di Israele sarebbe sorto anche senza questa immane tragedia?

Sono nato in Palestina verso la fine del massacro dei miei correligionari in Europa e a tre anni dalla nascita dello Stato di Israele. Ne avevo già una vaga conoscenza in prima elementare, intuita da frasi nebulose di qualche compagno di scuola. Ma la verità mi travolse un giorno, in un caffè di Gerusalemme, mentre insegnavo l’ebraico a mia nonna. Lei invitò al tavolo un signore smunto e calvo che mi presentò come scampato per miracolo da un lager nazista. Chiesi spiegazioni.

Riprendiamo la domanda: in che misura la Shoà è stata determinante per la nascita di Israele?

L’auspicio degli ebrei al ritorno alla Terra Promessa ha radici lontane. Il prossimo anno a Gerusalemme è stato per secoli l’augurio pasquale degli ebrei sparsi nel mondo. Il progetto sionista nacque però alla fine dell’Ottocento, nel mezzo di spaventevoli pogrom zaristi contro gli ebrei russi, dopo la pubblicazione dell’Autoemancipazione da parte del medico ebreo polacco Leon Pinsker e di Lo stato ebraico del giornalista ebreo viennese Theodor Herzl. Nel 1887, il I Congresso sionista (Basilea), decise di incoraggiare la colonizzazione della Palestina.

La lotta degli ebrei per costruirsi una realtà nazionale in cui difendersi ed esercitare liberamente la loro fede ebbe inizio quindi mezzo secolo prima dell’Olocausto.  Già nel 1917 Lord Arthur Balfour, ministro degli esteri britannico, scrisse a lord Rothschild promettendo al movimento sionista un focolare ebraico in Palestina. Promessa che i britannici si sono rimangiati alla fine della Grande Guerra.

In seguito, gli insediamenti ebraici in Palestina diventarono sempre più numerosi e organizzati e più sanguinoso divenne il loro confronto con gli arabi palestinesi. In questa lotta nasce la coscienza palestinese di essere un popolo avente anch’esso diritto a un proprio Stato.

Non c’è alcun dubbio che il consenso alla nascita dello stato ebraico sia stato largamente favorito dalla tragedia dell’Olocausto. L’opinione pubblica occidentale era scossa e bisognava trovare una soluzione alle centinaia di migliaia di profughi ebrei che vivevano nei campi di raccolta sparsi in Europa.

Già nel 1942, Ben Gurion si rivolse ai capi delle potenze alleate: “Finché i porti del nostro paese sono chiusi agli scappati d’Israele, le vostre mani rimarranno insanguinate del sangue ebraico sparso nell’inferno nazista”. Argomento che riprenderà nel luglio del 1947: “Chi può e vuole garantire che quello che ci è accaduto in Europa non si riprodurrà? La coscienza umana […] può liberarsi di ogni responsabilità di questa catastrofe? Non c’è che un rimedio: una patria e uno Stato”.

Mano a mano che l’Olocausto dispiegò tutta la sua tragica dimensione, l’opinione pubblica occidentale fu spinta a simpatizzare con la nascita di uno stato ebraico. Il presidente americano Harry Truman se ne fece interprete dichiarando, nell’ottobre 1946, che il suo paese era a favore della spartizione. Nel maggio 1947, all’Assemblea generale dell’ONU, anche l’Unione Sovietica si dichiarò a favore di uno Stato per gli ebrei.

La Gran Bretagna, fiaccata dalla guerra e bisognosa degli aiuti economici statunitensi, fu costretta ad affidarsi sempre più alla politica statunitense, decidendo di porre fine al suo mandato in Palestina nel maggio 1948. Tuttavia, nel timore di inimicarsi gli stati petroliferi arabi, gli inglesi continuano a bloccare l’ingresso in Palestina dei rifugiati ebrei. Fece eco l’episodio della nave “Exodus 1947”, salpata da La Spezia con migliaia di profughi. I britannici impedirono il loro sbarco a Haifa e li internarono ad Amburgo in un campo di concentramento che era stato un lager nazista.

Claudio Vercelli1 riferisce che “Della popolazione di Israele nel 1949, costituita da circa 1.300.000 persone, 350 mila erano scampati allo sterminio. Tra il 1949 e il 1950 raggiunsero Israele circa 300 mila sopravvissuti. Nel 2007, il 40% degli israeliani dichiarava di avere un legame diretto con la Shoà”.

Il 29/11/1947, l’Assemblea Generale dell’ONU, con la risoluzione 181, vota a maggioranza per la spartizione della Palestina in due stati. Per quanto il sionismo fosse nato mezzo secolo prima, Israele non sarebbe mai nato senza il consenso della comunità internazionale.

Con tutta evidenza, il mio paese natale fu creato dalle ceneri dei forni crematori.

Che il Giorno della Memoria abbracci le sofferenze, passate e presenti, di tutti i popoli, Palestinesi inclusi.

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  1. Claudio Vercelli: Storia del conflitto israelo-palestinese. Editori Laterza

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Giovanna
2 anni fa

Molto interessante. Cercavo da tempo una fonte che mi permettesse di saperne di più sul molto amato popolo Ebraico senza trascurare le ragioni degli amici Palestinesi.

Rita Cirillo
Rita Cirillo
2 anni fa

Ho sempre considerato un evento storico importante la nascita dello stato di Israele ma concordo nel ritenere che il comportamento delle nazioni che avrebbero dovuto intervenire per evitare o porre fine allo sterminio degli ebrei europei è stato veramente deprecabile . Inghilterra , Francia e Stati Uniti hanno fatto poco o addirittura hanno bloccato i tentativi di fuga dai paesi dove gli ebrei erano discriminati e oggetto di persecuzione . Il collaborazionismo ha fatto il resto e solo dopo la fine delle ostilità si è affrontato con molta lentezza quello che appariva un problema di equilibri politici internazionali . Tante drammatiche conseguenze di quegli errori le viviamo anche oggi.

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