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Più empatia e meno sacralità nel conflitto israelo-palestinese

Pediatra, scrittore, ed ora anche blogger!

Salve! Penso a questo blog come un salotto di conversazione su un tema per me importante che spero coinvolga le coscienze e l’intelligenza di molti.
Mi chiamo Nathan Levi e sono un pediatra e scrittore triestino.
Alla mia non più verde età mi metto i panni del blogger. È una nuova sfida, per cui spero nella vostra comprensione.
Questo blog è un tentativo di coinvolgervi nel mio sogno di pace nella mia terra natale. La pace in Israele! Per come stanno le cose, una chimera, lo so. Ma sognare è permesso e parlarne per me un dovere. Anche se il tempo che mi resta è poco ed il conflitto israelo-palestinese interminabile, incancrenito com’è dalla politica scellerata, cieca e senza sbocco della mia amata Israele.
Tra i due popoli il conflitto ha radici lontane e profonde. Penso che le ragioni che hanno portato alla nascita dello Stato di Israele siano comprensibili, accettabili e giuste. Penso anche che l’aspirazione del popolo palestinese alla nascita di un proprio stato libero e indipendente sia altrettanto comprensibile e giusta. Le ragioni dell’uno hanno causato la tragedia dell’altro. La pace richiede un compromesso fra opposte, legittime, esigenze. Nella situazione attuale, la disponibilità al compromesso appare davvero una chimera. Perché?
Numerosi studiosi ritengono che un ostacolo importante per la pacificazione fra i due popoli risieda nella mancanza di empatia.
E che dire dei “valori sacri” che entrambi popoli coltivano nel profondo? Valori sacri che da preziosità dell’anima del singolo, quando vengono sentite come bandiere del gruppo, diventano barriere impermeabili a qualsiasi compromesso. “Pensate, l’uomo ha inventato persino la guerra!”, esclamò il saggio indiano Krishnamurti alla folla che lo ascoltava.

Amici, parliamo di pace. Parliamo della carenza di empatia e delle religioni di stato che alimentano odi e guerre. Parliamo della sofferenza dei popoli, del loro diritto all’autodeterminazione, delle barriere che ci isolano e accrescono diffidenza e odio. Parliamo della “ragione”, componente che ci distingue come esseri umani, ma che, specie nei conflitti, tanto sacrifichiamo alle esigenze della nostra psiche profonda che ancora ci domina.

Parliamo di tutto questo e… manteniamo un filo di speranza. Vi aspetto.